Pubblicazioni/eventi
Filtra per
life life
imprese imprese
Eventi Eventi
American Dreamer American Dreamer
sport&scuola sport&scuola
Oltre l'Aula Oltre l'Aula
master master
Eventi recenti
PsicoStrategie: il coraggio di essere imperfetti
Mettici la Faccia!
Alimentazione e Sport
Vincenti in 3 mosse: autocritica, coraggio e qualità
Archivio eventi
2018
2017
2016
PsicoStrategie: il coraggio di essere imperfetti

L’ossessione del perfezionismo è ben radicata nel nostro modo di pensare, la ricerca del massimo sopperisce al senso di inadeguatezza: essere esemplari rende inattacabili e mette al sicuro da ogni possibile critica, placando l’ansia di non piacere. Ma è una strategia di difesa che a lungo andare produce stress e frustrazione. Come uscirne?

Leggi di più

L’ossessione del perfezionismo è ben radicata nel nostro modo di pensare e coinvolge non solo l’aspetto fisico ma anche la vita familiare, le relazioni, il lavoro, lo sport. Il desiderio di perfezionismo, come descrive l’American Psychological Association, è in costante aumento dagli anni Ottanta e colpisce in misura maggiore le nuove generazioni: sono i millenials i più coinvolti, vittime del modello imposto dai Social e del continuo confronto con le vite degli altri.

Perchè inseguiamo la perfezione?
“E’ un imprinting che viene da lontano, addirittura dal mondo classico – spiega Stefania Ortensi, psicologa del team Psicosport – Questa secolare eredità, sul piano psicologico rappresenta una delle nostre prime e più forti forme di difesa che attiviamo inconsapevolmente quando ci sentiamo insicuri”.

La ricerca del massimo sopperisce al senso di inadeguatezza: essere esemplari rende inattacabili e mette al sicuro da ogni possibile critica, placando l’ansia di non piacere. “Purtroppo però la perfezione rimane un’utopia e questa è una strategia di difesa a lungo andare produce stress e frustrazione, portandoci ad esaurire le nostre risorse interiori, poichè porsi obiettivi troppo alti ci espone ad alte probabilità di fallimento“.

Come fare allora per liberarsi da questo meccanismo logorante?
“Innanzitutto si deve considerare che la perfezione è uno standard, un canone che non può essere fissato in maniera oggettiva. Nella vita reale entra in gioco la soggettività: ognuno di noi ha un proprio modo di vedere e di valutare le cose. Il coraggio di essere imperfetti si conquista a piccoli passi. In primo luogo occorre un atto di ribellione agli stereotipi e ai modelli che creano solo sensi di colpa. Quando un perfezionista non riesce a rimanere negli standard che pensa siano ritenuti accettabili, non riescie a perdonarsi, si critica, si autocensura. Questo accade soprattutto in chi da piccolo è stato esortato a eccellere in tutto”.

Per invertire la rotta bisogna imparare ad accettare l’errore.
Il perfezionismo è solo apparentemente sinonimo di valore e qualità, in realtà ci costringere all’immobilismo, non ci permette di evolvere. Sbagliando si impara: l’errore ci permette di valutare la situazione da un altro punto di vista e di arrivare alla soluzione  del problema. Mettere in conto la possibilità di sbagliare ci rende pronti a gestire con meno ansia questa eventualità e quindi ci permette di progredire anche in piena crisi.

Un buon esercizio per uscire dalla trappola del perfezionisimo è l’improvvisazione.
“Almeno in alcuni ambiti della vita potremmo pensare di lasciarci dei margini di casualità, di libertà, di flessibilità – suggerisce Stefania Ortensi – Bastano un paio d’ore, durante le quali assaporare la casualità di quello che ci accade: può essere una telefonata che regala una piacevole chiacchierata, una strada sbagliata che fa scoprire un posto nuovo. Così impariamo ad adattarci alle situazioni più varie, senza perdere il controllo.

Anche scegliere la comodità è un buon espediente per chiudere la porta agli stati ansiosi. Opporsi a ciò non va secondo le aspettative è estremamente faticoso, la soluzione spesso è assecondare gli eventi e dirottarli in modo da poter trascorre del tempo di qualità da soli o con gli altri: gestire è sempre meglio che rifutare a priori.

Leggi anche Starbene n°42/2018: 123


Mettici la Faccia!

La trappola della desiderabilità sociale induce a esporsi solo quando c’è la certezza di ottenere consenso e ad adattare le opinioni per compiacere l’interlocutore. Ma i vantaggi sono solo temporanei e minano fortemente la vita professionale.

Leggi di più

La trappola della desiderabilità sociale induce a esporsi solo quando c’è la certezza di ottenere consenso e ad adattare le opinioni per compiacere l’interlocutore. Ma i vantaggi sono solo temporanei! La neutralità forzata nasconde una grande insicurezza, l’incapacità di prendere una decisione netta o a volte è una scelta strategica per il quieto vivere. Alla lunga, però, la mancanza di trasparenza allontana più di un rifiuto. Dall’essere considerati cortesi al passare per falsi e algidi il passo purtroppo è breve.

Affermare la propria opinione significa uscire dalla zona di comfort e il rischio di cadere in preda all’ansia è alto per chi teme di non essere capito o accettato. Ma non esprimere mai la propria opinione soprattutto in ambito professionale getta una persona in un cono d’ombra, emarginandola di fatto dai processi decisionali, dagli incarichi di responsabilità, In poche parole mina fortemente la possibilità di ottenere soddisfazioni in ambito lavorativo.

Ecco allora, in questa intervista di Barbara Gabbrielli alla dott.ssa Stefania Ortensi responsabile didattica del Master Psicosport®, come abbandonare la falsa strategia dell’Ignavia e tornare a sentirsi autentici, efficaci e al timone della propria vita.

 


Alimentazione e Sport
Mercoledì 28 Marzo 2018

Incontro per approfondire un aspetto fondamentale dell’allenamento sportivo: l’alimentazione!

Leggi di più

👉Mercoledì 28 marzo, ore 20:30👈
Parleremo di alimentazione e sport con la dott.ssa Ilasia Orsatti. L’incontro, organizzato da Ginnastica Skill e patrocinato dal Comune di Canegrate, è aperto a tutti coloro che vogliano approfondire questo aspetto importante dell’allenamento sportivo. Vi aspettiamo!


Vincenti in 3 mosse: autocritica, coraggio e qualità

Psicologia sportiva e risposte dal campo. Cosa chiede un allenatore alla sua squadra? E un Manager?

Leggi di più

Autocritica, coraggio e qualità. E’ ciò che io chiedo alla mia squadra, sul campo, e ai miei collaboratori in Azienda.

La prima mossa è vincere contro noi stessi. E dopo questa prima vittoria possiamo già cominciare ad avere una mentalità vincente, perchè sappiamo vincere i nostri difetti, ma ancora non abbiamo battuto nessuna squadra.
La seconda mossa è vincere contro le difficoltà. Mai lamentarsi, la lamentela crea l’alibi e oscura la strada per superare le difficoltà. Tutti possono spiegare perchè non si è riusciti a fare una cosa, pochi riescono a farla lo stesso.
La Terza mossa è vincere contro gli avversari, e qui viene il problema della qualità, nostra e degli altri, ed il problema di misurarla.Non andare mai alla ricerca della perfezione perchè non esiste. La qualità però si. Per questo serve SAPERE – SAPER FARE – SAPER ESSERE.

Tutto questo è trasferibile in contesto aziendale?
Certamente sì.  Il parallelismo è chiaro: atleta e manager, squadra e gruppo di lavoro, sono realtà affini, operanti in contesti estremamente competitivi. La chiave del successo è la capacità di sfruttare al meglio le proprie potenzialità di rendimento.

Come scoprire il valore del team?
Ad esempio attraverso lo Sport Outdoor Training®: una metodologia formativa innovativa che prende spunto dalle teorie di Kolb sul “learning by action” e permette di sperimentare su campo con trainer e testimonial sportivi di alto livello per poi riflettere e condividere traslazioni e apprendimenti con formatori di area psicologica-manageriale.
Lo Sport Outdoor Training® offre l’opportunità di sperimentare concretamente situazioni nuove. A seconda della disciplina sportiva scelta, il percorso formativo è volto al raggiungimento di obiettivi specifici, quali team work, team building, gestione della leadership, capacità di valutazione e di anticipazione, presa di decisione in tempi rapidi, gestione dell’attenzione e della concentrazione, capacità di ottimizzare le proprie risorse emotivo-cognitive, valutazione del rischio.

 

Lilli Ferri
Partner SkillDynamics


Can Someone Be Eternal?

The more we approach the Super Bowl LII, to be played in Minnesota, on February 4th, the more few considerations raise up in my mind. Especially after listening to the amazing Colin Cowherd in his podcast’s episode “Best of The Herd: 1/25/2018” (by the way check out this guy straight out of Seattle if you […]

Leggi di più

The more we approach the Super Bowl LII, to be played in Minnesota, on February 4th, the more few considerations raise up in my mind. Especially after listening to the amazing Colin Cowherd in his podcast’s episode “Best of The Herd: 1/25/2018” (by the way check out this guy straight out of Seattle if you not familiar with him), some interesting points were made.

            How easy do you think would it be to define who is the best at his sports, all time? I mean yeah you would have choices but who dares to argue Tiger, MJ, Micheal Phelps and Diego Armando Maradona are the best in their respective disciplines? Oh wait, I forgot one… Thomas Edward Patrick Brady Jr., considered by many experts to be the G.O.A.T., the greatest Of All Time. Obviously the various Jerry Rice, amazing WR for the San Francisco 49ers three times Super Bowl Champions, or Joe Montana, second most winning QB in history, would not agree but certain players can not be defined by just victories or successes.

            Born on August 3rd, 1977 Tom is now 40 years old and his professional career could not be any more special. Drafted as 199th pick at the sixth 2000 NFL Draft round, straight out of Michigan University, where no other weather could not be any different by the Bay Area, where he is originally from and where ironically the two players above stated performed in, he docked in New England, greater Boston Area to be precise, still “SuperBowlLess” at that point. Landed in a franchise where the starting QB, Drew McQueen Bledsoe, was drafted as number 1 pick in the far 1993, Tom worked his way up and after just one year, he replaced Drew in the starting lineup. What happens next is history.

            But numbers and statistics can not describe “the bests”; MJ’s legacy built on his name/brand will last forever, as well as Tiger’s or Muhammad Ali’s changes in their sports resulted enough to earn respect and honors that just “the bests” can afford to be recognized with. The same way Tom Brady, independently by what his decision will be after this umpteenth Super Bowl final, can not be judged on his stats, that evenly would cover him of endless glory, but there is something else. “What motivates me is I could have, should have done better. I am in my eighteenth, with all this knowledge, played so many games, so many experiences, so many teammates, so many game plans… I could, I should be perfect”; self-explanatory quote by Tom that makes you understand most definitely how all these extraordinary people allow themselves to redefine the laws of what is most certain in the world, the empirical proof.

            Numbers are just a thing and this 40 years old youngster still does it better than he has ever done it so “what should I stop”?

 

Tommaso Vitale

Ho 21 anni e studio presso la St. John’s University a New York. Come molti altri prima di me, sono arrivato qui da “migrante” per inseguire un sogno, quello americano ça va sans dire. Come tutti i ragazzini italiani, anchio ero innamorato del Calcio e l’ho giocato ad alto livello nell’Academy A.C Milan… bella beffa per uno che tifa Inter. All’età di 14 anni ho dovuto lasciare il posto a ragazzi che forse c’entravano ancora poco con il pallone ma che già mi surclassavano fisicamente. Quindi sono passato nelle serie minori a farmi le ossa. Fino a che, dopo la maturità, ho preso la decisione della vita. La mia passione per il Calcio mi ha portato qui, a New York, per proseguire gli studi negli States, dove coniugare sport passione sogni e lavoro è davvero possibile!
Vi racconto lo Sport made in U.S.A.


Riflessioni Inter-Nazionali

Nel mio articolo precedente mi sono dilungato molto, over and over direbbero qui negli States, nel ribadire la moltitudine di sfaccettature e pregi che la tifoseria degli sport professionistici americani presenta. Ma non è mai abbastanza. Procedendo con gli studi ho appreso di quanto lo sport sia una faccenda di…

Leggi di più

Foto Corriere dello Sport

Nel mio articolo precedente mi sono dilungato molto, over and over direbbero qui negli States, nel ribadire la moltitudine di sfaccettature e pregi che la tifoseria degli sport professionistici americani presenta. Ma non è mai abbastanza. Procedendo con gli studi ho appreso di quanto lo sport sia una faccenda di business or marketing, più che di agonismo vero e proprio. Ogni singola decisione presa non lascia nulla al caso. Ad esempio, la pianificazione dei grandi eventi sportivi, siano essi una finale come il Superbowl o un torneo di due settimane come gli US Open di Tennis, nasce con un anticipo minimo di 3-4 anni. Per farvi capire, gli hotel nei dintorni della Città degli Angeli, Los Angeles, sono già quasi completamente sold out per il Superbowl 2021.

A parte questa piccola digressione, oggi volevo dedicarmi alla grande disfatta nazionale, l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali di Calcio, che verrà discussa fino alla nausea per almeno i prossimi 5 anni. Anche qui a New York non sono mancate le considerazioni degli “allenatori da bar”, ma grazie alla lontananza dalla Madrepatria, l’oggettività alla fine si è fatta strada. Non di pancia, ma di fatti. Congiuntamente ho sentito con piacere che anche qualche giornalista ha riflettuto su questo punto, senza sparare a zero su allenatori e giocatori che, per la mediocrità del loro talento e preparazione, di colpa ne hanno ben poca.

Same old story che a quanto pare ancora non è stata recepita: totale decadimento dei settori giovanili. Per meglio dire, totale decadimento dell’incidenza di talenti italiani. Ci aggiriamo sul 53% di presenza straniera nel calcio italiano, sia a livello giovanile che a livello professionistico: 7/11 della rosa iniziale della Juventus è composta da stranieri, 10/11 di quella del Napoli e 9/11 della squadra di Milano (Inter) subiscono la stessa sorte. Ora, quale può essere la spinta motivazionale di un giovane calciatore italiano che già sa che verrà in qualche modo rimpiazzato da un mediocre giocatore proveniente da qualche angolo del mondo?

Una disgrazia. I giovani vengono lasciati al loro destino, mal educati (calcisticamente) e mal allenati: non c’è più quel profumo di talento che si sentiva nei campetti di cemento degli anni ’80 e ’90 dove ci si facevano le ossa e la tecnica a furia di ginocchia sbucciate ed agenti esterni ad interferire. Oggi i ragazzini sono fortunati e sui campi di calcio, soprattutto delle primavere e delle giovanili di squadre professionistiche come Inter, Milan, Juventus ecc, veramente non manca proprio niente. Ma dove sta allora il problema se nella maggior parte dei casi le infrastrutture permetterebbero il meglio ai nostri ragazzi? L’import di extracomunitari su cui, e qui mi attacco al secondo argomento su cui intendo soffermarmi, ci lucrano numerosissimi “politici” del calcio. L’esatta copia traslata del nostro paese per cui l’ipocrisia e il prezzo alto per la coscienza da pagare sembrerebbero solamente essere semplici incidenti di percorso.

Mi farò aiutare da un esempio che secondo me racconta l’Italia del calcio dei passati anni, da quando, purtroppo, di Pinturicchi, Puponi e Maestri non ne sono più nati. E’ la storia di Joseph Minala, giocatore Camerunese oggi ventunenne, che vestì la maglia della Lazio a soli 17 anni. Venne pescato dalla Lazio in un campetto della capitale appena immigrato dalla madrepatria e fu aggregato subito alla primavera; passo poco prima di fare il grande salto alla prima squadra. Alcuni nomi che facevano parte di quella primavera, proprio di Simone Inzaghi, erano Alessandro Murgia e Danilo Cataldi, oggi semi protagonisti della prima squadra. E il mitico Joseph che fine ha fatto? Naviga tra le acque della bassa Serie B in prestito negli ultimi anni tra Bari, Latina e Salernitana. A questo punto ci si chiede: che tipo di giocatori sarebbero oggi Cataldi e Murgia se fossero stati buttati nella mischia dei grandi tre anni fa e fossero stati cresciuti a dovere? Non lo sapremo mai, ma sicuramente qualcuno ci ha lucrato.

Il caso di Minala non è, non sarà e non è stato l’unico e anzi potrebbe essere esteso a casi, politici e calcistici, che di clamore e ripercussioni come queste ne fanno emblema.

 

Sono Tommaso Vitale ho 21 anni e studio presso la St. John’s University a New York. Come molti altri prima di me, sono arrivato qui da “migrante” per inseguire un sogno, quello americano ça va sans dire. Come tutti i ragazzini italiani, anchio ero innamorato del Calcio e l’ho giocato ad alto livello nell’Academy A.C Milan… bella beffa per uno che tifa Inter. All’età di 14 anni ho dovuto lasciare il posto a ragazzi che forse c’entravano ancora poco con il pallone ma che già mi surclassavano fisicamente. Quindi sono passato nelle serie minori a farmi le ossa. Fino a che, dopo la maturità, ho preso la decisione della vita. La mia passione per il Calcio mi ha portato qui, a New York, per proseguire gli studi negli States, dove coniugare sport passione sogni e lavoro è davvero possibile!
Vi racconto lo Sport made in U.S.A.


Diabete & Sport
Venerdì 01 Dicembre 2017

Evento ECM – Il Giovane Sportivo con Diabete – Difficoltà e opportunità nella transizione alle cure dell’adulto in un’età difficile.

Leggi di più

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Giovane Sportivo con Diabete – Difficoltà e opportunità nella transizione alle cure dell’adulto in un’età difficile è il titolo del convegno organizzato da SID – Società Italiana Diabetologia che si terrà a Milano nel weekend 1-2 dicembre 2017. Il Congresso è un evento accreditato ECM dedicato a Medici, Infermieri e Psicologi.

La dott.ssa Lucia Bocchi interverrà come nostra relatrice nell’ambito della II Sessione di lavoro (Il giovane atleta diabetico: l’ambiente, l’individuo, la squadra), con un contributo dal titolo: Diabete, Sport e Psiche: non solo glicemia.

Obiettivo Formativo del convegno: Documentazione clinica, Percorsi clinico-assistenziali diagnostici e riabilitativi, profili di assistenza, profili di cura.

L’iscrizione è gratuita e potrà essere effettuata tramite la compilazione di un form on-line sul sito della SID.

Brochure informativa:


Sport & Scuola: indagine in corso!

Nel mio percorso diviso tra giornalismo e ruolo di dirigente sportivo, mi sono spesso trovato di fronte all’eterna dicotomia tra Scuola e Sport. Non volendo cadere nelle solite banalità e non volendo nemmeno utilizzare i consueti luoghi comuni per trattare l’argomento, ho deciso di fare un piccolo test a campione tra le famiglie della società […]

Leggi di più

Nel mio percorso diviso tra giornalismo e ruolo di dirigente sportivo, mi sono spesso trovato di fronte all’eterna dicotomia tra Scuola e Sport. Non volendo cadere nelle solite banalità e non volendo nemmeno utilizzare i consueti luoghi comuni per trattare l’argomento, ho deciso di fare un piccolo test a campione tra le famiglie della società con cui collaboro.

Si tratta di una realtà da circa 300 iscritti di settore giovanile dal minibasket all’under18. In particolare mi sono chiesto e ho chiesto:

1) Cosa si aspettano le famiglie dall’attività sportiva che hanno scelto i loro figli?
2) Cosa si aspettano dagli istruttori/allenatori?
3) Ritengono che la scuola sia a conoscenza dell’attività scelta dai figli?
4) Come si rapporta l’istituzione scolastica con l’attività sportiva dei figli?
5) Ritiene compatibile scuola e sport

I risultati sono stati da un certo punto di vista sorprendenti, oltre che, ovviamente, variegati.
In primo luogo il campione ritiene l’attività sportiva come parte integrante della vita dei propri figli, pur, spesso e volentieri, dovendo fare dei sacrifici per assicurare la presenza degli stessi a partite e allenamenti.
Quello che le famiglie si aspettano è non solo una crescita fisica, ma anche morale ed etica del figlio attraverso la pratica sportiva. Quindi lo sport è visto anche come strumento educativo dalle famiglie campione. Dunque la dicotomia sport-scuola, secondo quanto emerso, non dovrebbe esistere. Invece esiste, eccome.

Il campione infatti lamenta, nella stragrande maggioranza dei casi, un’assenza di rapporto diretto tra l’istituzione scolastica e l’attività sportiva dei ragazzi. Non solo: addirittura in alcuni casi la scuola tende anche a non vedere di buon’occhio l’impegno sportivo degli alunni. Come è giusto che sia, infine, il 100% del campione ritiene che, nel momento in cui le due attività non possano proseguire su linee compatibili, la scuola debba avere la precedenza.

Altro aspetto cruciale che il campione intervistato lamenta: l’attività di educazione fisica a scuola è trattata in modo non consono. C’è chi lamenta la scarsa professionalità degli insegnanti, soprattutto nelle scuole elementari, la vetustà delle strutture, ma soprattutto, in alcuni casi, il fatto che la valutazione di educazione fisica non faccia media con le altre materie squalificandola di fatto in linea generale.

Questo per quanto riguarda il campione. I dati, questi si incontrovertibili, pongono il nostro paese nettamente al di sotto della media europea. (vedi documento allegato). Le due ore settimanali previste nelle scuole medie inferiori e superiori dimostrano la scarsa considerazione da parte del sistema scolastico nei confronti dell’attività motoria. La Francia, ad esempio, ne prevede cinque a settimana per entrambi i cicli.

Questo significa che non è ancora chiaro il concetto che lo sport fa bene anche alla scuola e non solo alla persona.

Per esempio psicomotricità e gioco-sport praticati nella prima infanzia favoriscono l’apprendimento di lettura e scrittura perché insegnano la lateralità (riconoscere la destra e la sinistra) e a muoversi nello spazio.

Inoltre è dimostrato come in adolescenza praticare attività strutturate come lo sport sia correlato non solo con la continuazione degli studi, ma anche con la riduzione dell’insuccesso scolastico e dei problemi comportamentali e di devianza, come adempio il bullismo, l’uso di droghe o la cosiddetta sindrome della Bedroom Culture. Questo è possibile perché l‘ambiente sportivo può costituire un valido contenitore del malessere giovanile; un luogo di aggregazione, in cui il ragazzo vive l’esperienza delle regole e della condivisione dei vissuti in modo sano e gratificante.

Lo sport agisce positivamente sulle sensazioni d’inferiorità caratteristiche dell’età adolescenziale, garantisce obiettivi quotidiani e a lunga scadenza, educa alla programmazione e abitua alle regole. I ragazzi, hanno l’opportunità di confrontarsi e sostenersi a vicenda, creando quelle dinamiche di gruppo che si riproporranno ad ognuno nei diversi step della vita.

Entrando nel dettaglio, lo sport insegna a controllare e regolare le emozioni negative, come ansia paura stress e dolore; a conoscere le proprie risorse e i propri limiti. Con lo sport i ragazzi imparano a risolvere problemi, a prendere decisioni, a concentrarsi e a gestire le proprie risorse cognitive per i tempi prolungati delle gare.

Poter traslare tutte queste abilità al mondo scolastico è un indiscutibile vantaggio!

Ma soprattutto lo sport è per i ragazzi un terreno protetto dove sperimentare un sentimento chiave della vita da adulti, la frustrazione. Spesso infatti non ci si pensa, ma lo sport insegna a ricominciare: dopo una partita persa ho sempre la possibilità di rifarmi, la domenica successiva. Ma non solo, la sconfitta mi è utile per fare un bilancio dei mie punti di forza e capire su cosa posso lavorare per diventare più forte. Imparerò che se mi impegno in allenamento, posso migliorare le mie performance e contribuire magari al successo della mia squadra. Poter fare i conti con la frustrazione di una sconfitta sportiva costituisce insomma un preziosissimo strumento di supporto per l’autostima di una adolescente.

Flavio Suardi

Raccontateci le vostre esperienze su sport e scuola, scriveteci su sportellogenitori@psicosport.it!


OLTRE L’AULA: l’investimento formativo e la misurazione della sua efficacia

Oltre l’aula è uno spazio di riflessione, ospitato nel sito di SkillDynamics, nel quale vengono lanciati argomenti e stimoli di riflessione sul tema dello Sviluppo Organizzativo.
Per primo affronteremo il tema dell’investimento formativo e della misurazione della sua efficacia.

Leggi di più

Oltre l’aula è uno spazio di riflessione, ospitato nel sito di SkillDynamics, nel quale vengono lanciati argomenti e stimoli sul tema dello Sviluppo Organizzativo.
Per primo affronteremo il tema dell’investimento formativo e della misurazione della sua efficacia.

Benvenuto a chi volesse dare il suo contributo e ben trovato a chi da anni scambia con noi esperienze e pratiche, e che con noi condivide il principio che nel nostro mondo non esiste concorrenza, ma semplicemente “colleganza”. Tutti coloro che si occupano di migliorare l’essere ed il ben essere di sistemi complessi, siano essi organizzazioni o persone, fanno semplicemente lo stesso mestiere e solo tramite il confronto e lo scambio potranno farlo, tutti, molto meglio.

La cooperazione è la faccia più bella della competizione perché sancisce che l’antagonista non è chi fa il tuo stesso mestiere, ma l’antagonista è il disagio che vivono tutti coloro i quali hanno bisogno del tuo sostegno.

La Formazione

La formazione professionale altro non è se non il processo continuo di costruzione e consolidamento delle competenze, intese come l’insieme di conoscenze, capacità e comportamenti, necessarie per ottemperare ai requisiti specifici del ruolo ricoperto dalle persone nell’ambito della organizzazione per cui operano.

Può definirsi competente solo chi è in grado di trasformare gli input che riceve in output che soddisfano pienamente i destinatari del suo operare, ovvero dei suoi clienti, che possono essere interni, nel caso dei flussi di lavoro operativo, od esterni quando si tratta di coloro che pagano un prezzo per fruire dei prodotti/servizi dell’azienda. Ecco quindi che la competenza si manifesta sistematicamente ogniqualvolta il lavoratore è chiamato ad agire, a prescindere dal suo ruolo e dalla sua posizione gerarchica all’interno dell’azienda, ed è proprio per questa ragione che la competenza è uno dei fattori chiave della competitività dell’impresa.

Considerando che i termini competenza e competizione hanno la stessa radice etimologica: cum-petere – partecipare con altri – possiamo affermare che la competenza sia il pre-requisito per essere ammessi ad una competizione e che ciascun tipo di competizione abbia le sue proprie competenze distintive. Solo le aziende che presidiano al meglio le competenze distintive saranno competitive!

Identificare le competenze distintive, monitorarle, svilupparle, diffonderle e consolidarle diviene pertanto un imperativo categorico per le aziende che vogliono migliorare la loro posizione nel mercato.

Per acquisire informazioni predittive sulla competitività futura delle aziende sarà sufficiente analizzare gli investimenti fatti in formazione nel corso del tempo, sia in valore assoluto che in termini di incidenza su altre variabili socio-economiche (€/addetto, % investimenti, ecc.). Si scoprirà immediatamente che le aziende leader sono quelle che hanno maggiormente investito nella formazione.

Si può legittimamente obiettare che anche altre variabili concorrono, forse in misura maggiore, alla competitività: l’innovazione prodotti/mercati, l’efficienza dei processi, la qualità del prodotto/servizio, la motivazione delle persone. L’obiezione è inoppugnabile, va però ricordato che il livello di manifestazione delle variabili competitive elencate è determinato dalla competenza delle persone che hanno responsabilità gestionali e/o operative, ed è proprio per questa ragione che definiremo queste competenze chiave o, mutuando una diffusa locuzione anglosassone, core competencies.

Nel seguito del presente lavoro verranno affrontati i temi dell’apprendimento e dell’efficacia della formazione e della sua misurabilità.

L’apprendimento 

Qualsiasi intervento formativo deve avere l’obiettivo di colmare il gap esistente tra il livello corrente di competenza, di un individuo o addirittura di una intera organizzazione, ed il livello di competenza richiesto dalle dinamiche e dai cambiamenti esterni all’impresa e dalla stessa non governabili, quali le nuove tecnologie, l’aggressività della concorrenza, ecc.

Con la formazione vengono acquisite nuove competenze che permettono di incrementare il patrimonio di saperi dell’organizzazione – conoscenze, saper essere e saper fare – e di conseguenza di indurre nei fruitori cambiamenti, piccoli o grandi, che si devono tradurre in nuovi ed efficaci comportamenti.

La formazione può essere erogata in svariate differenti modalità che vanno dall’aula tradizionale fino alla formazione uno-a-uno (coaching) oppure in remoto con una gamma ampia di possibile interattività.

Queste modalità hanno costi ed efficacia molto diversi tra di loro ma, dato il fine che le accomuna, la loro efficacia si manifesta tramite l’adozione sistematica, da parte dei destinatari, di nuovi comportamenti.

La fase di applicazione delle nuove pratiche e la verifica dell’efficacia sono quindi parte integrante del processo formativo e vedremo ora come sia possibile realizzarla.

Suggeriamo che un percorso formativo venga impostato e gestito tramite i seguenti 5 passi:

Passo 1: qualsiasi intervento/percorso formativo deve esplicitare gli obiettivi che intende realizzare dichiarando quali sono i nuovi comportamenti osservabili che il partecipante dovrà adottare al termine del percorso a dimostrazione della effettiva acquisizione delle competenze.

Passo 2: durante i momenti formativi devono essere effettuati momenti di verifica dell’effettivo trasferimento di concetti/pratiche

Passo 3: ciascun momento formativo si concluderà con un piano di azione / applicazione degli apprendimenti, un impegno formale che ciascun partecipante assume con l’azienda, ma prima ancora con se stesso.

Passo 4: realizzazione del piano e monitoraggio, ove possibile utilizzando quali risorse altri partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi di tre persone, ed applicando il modello Batesoniano dell’auto-aiuto.

Passo 5: a distanza di qualche settimana viene svolta una sessione di confronto e feedback tra i partecipanti che permette a tutti di fare tesoro dei vissuti altrui rinforzando gli apprendimenti avvalendosi dell’esperienza vicaria.

La misurazione del ritorno dell’investimento formativo

Le discipline economico-finanziarie distinguono con precisione i concetti di Costo e di Investimento.

Il costo è l’espressione monetaria (importo) del valore dei beni e servizi utilizzati per la produzione o l’acquisto di un bene o servizio che diventa investimento quando il beneficio indotto da tali beni o servizi si manifesta nel corso di più esercizi. Tale importo diviene quindi ammortizzabile ed ogni singolo esercizio si vedrà attribuita la sola quota di costo di sua competenza. Esattamente quello che accade per gli impianti e le attrezzature industriali.

Utilizzando questa accezione la formazione, producendo benefici nel tempo, è a pieno titolo un investimento ma mentre nel caso di investimenti industriali è sufficientemente semplice determinare il ritorno economico (ROI) o finanziario (IRR) quando si tratta di formazione la cosa si complica un poco.

In prima approssimazione si potranno valutare le variazioni di prestazioni della persona, ma con questo criterio non sarà possibile separare gli effetti specifici dovuti dall’incremento di competenze da altri legati al contesto, alla congiuntura, ecc. Il rischio che si corre in questi casi è duplice e speculare: premiare / punire per i risultati ottenuti con una forte incidenza di fattori esterni, confermando i comportamenti di per sé inefficaci o punendo e inducendo cambiamenti di comportamenti efficaci.

Si suggeriscono due modi per monitorare l’effettivo apprendimento da parte dei partecipanti nell’intervallo che intercorre tra l’attività d’aula ed il successivo momento di follow-up:

  1. valutare il grado di attuazione del piano di miglioramento individuale redatto a fine corso;
  2. effettuare un feedback a 360° discontinuo e temporaneo (3 osservazioni) coinvolgendo i principali stakeholder del partecipante per l’osservazione dei soli comportamenti obiettivo del corso di formazione.

Per l’applicazione di questa seconda modalità è necessaria la predisposizione di un Modello di Gestione delle Competenze nel quale sono riportate, per i principali ruoli organizzativi, le competenze chiave ed i comportamenti osservabili che ne dimostrano il possesso da parte delle singole persone titolari di ruolo.

Questo argomento sarà affrontato nel prossimo appuntamento con Oltre l’Aula.

 

Sergio Balzani


Possiamo fidarci delle Intuizioni?

Non è magia, preveggenza e neppure istinto, l’intelligenza intuitiva è un superpotere che tutti abbiamo, ma che spesso sottovalutiamo.

Leggi di più

Non è magia, preveggenza e neppure istinto, ma come spiega la dott.ssa Stefania Ortensi, l’intelligenza intuitiva è un superpotere che tutti abbiamo, ma che spesso sottovalutiamo. Senza che ce ne rendiamo conto, la nostra mente immagazzina esperienze, informazioni ed elementi sensoriali, che l’inconscio poi elabora e ci restituisce al momento opportuno sotto forma di intuizioni.

Dove nascono le intuizioni?
Le neuro scienze hanno dimostrato che questi messaggi preziosi che spesso orientano le nostre scelte hanno origine nell’emisfero destro del cervello, ovvero dove hanno sede le emozioni.

L’intuito, infatti, si distingue dalla razionalità: il primo rappresenta una capacità di cognizione rapida ed emotiva, la seconda – continua Stefania Ortensi – si basa sul ragionamento e sull’analisi dei dati, un procedimento più lento e faticoso”.

Non tutte le intuizioni sono giuste, è ovvio. Ma di sicuro portano a prendere decisioni che ci somigliano di più. “Purtroppo oggi, la fretta, il bisogno di risposte certe e azioni produttive, ci stanno facendo perdere la capacità di ascoltarci e di fidarci delle sensazioni”, ammette l’esperta. “Preferiamo affidarci al pensiero logico, invece che gestire un’emozione”.

E se imparassimo di nuovo a credere nella nostra intelligenza intuitiva? Ecco come fare:

1 Coltivare i momenti di relax

Le intuizioni appaiono quando riduciamo al minimo lo stress, le attività, gli impegni. In uno stato di calma profonda possiamo guardarci dentro senza interferenze e lasciare spazio alle intuizioni.

2 Non giudicare

L’intuito deve essere ascoltato e basta. Ogni forma di giudizio o di analisi mette in moto il pensiero logico e annulla quello intuitivo. Quando si hanno delle sensazioni occorre accoglierle e ascoltare se modificano il nostro stato di benessere.

3 Allenare la fiducia

Se non si è più abituati a seguire l’intuito, possiamo creare un percorso graduale per stimolare la fiducia in ciò che sentiamo. Iniziamo dalle piccole cose. Per esempio potremo farci guidare dall’intuito per decidere accanto a chi sederci in un gruppo di persone mai frequentate prima.

4 Prestare attenzione ai preconcetti

L’intuizione è puro pensiero, deve fornirci indicazioni utili per scegliere, ma non trasformarsi in una presa di posizione affrettata. Per esempio se abbiamo la sensazione che una persona sia inaffidabile, è giusto alzare la guardia, ma non comportarci come se già avessimo la prova della sua scorrettezza.

 

L’articolo è tratto dall’intervista di Barbara Gabbrielli a Stefania Ortensi, pubblicata sul numero 40 della rivista Starbene


Lo Sport dei Ragazzi: istruzioni per l’uso!
Giovedì 05 Ottobre 2017

Conosciamoci! Il Team Psicosport incontra genitori, allenatori e operatori del mondo dello sport.

Leggi di più

Giovedì 5 Ottobre il Team Psicosport sarà a Laveno Mombello per incontrare genitori, allenatori e operatori del mondo dello sport giovanile. L’intento della serata è affrontare i principali temi della vita sportiva dei nostri figli con la mediazione di uno psicologo dello sport e accogliendo i punti di vista di tutti i principali attori dello sport giovanile: genitori, tecnici, dirigenti sportivi.

  • Parleremo di motivazioni e aspettative
  • Sport e autostima
  • Relazione genitore – allenatore
  • Gestione della gara
  • Sport e scuola

La serata è organizzata sotto il patrocinio del Comune di Laveno Mombello, grazie all’iniziativa dell’Associazione Genitori e la collaborazione delle società sportive del territorio.
L’ingresso è libero, ore 20.30 presso il Teatro Franciscum, via Redaelli 13.


Dimenticati dello smartphone! Non riesci a farne a meno?

Nel catalogo delle nuove ossessioni, la tecnologia gioca un ruolo da protagonista.
Niente paura! Ecco una strategia in 3 mosse per combattere la dipendenza!

Leggi di più
Arriva il week-end, ma non riesci a liberarti del telefono?
Le intenzioni sono buone, ma la tentazione di controllare la mail è troppo forte. Succede sempre più spesso di non riuscire mai a staccare veramente dal lavoro, il tempo in ufficio si dilata e ci segue fin dentro casa, a cena con gli amici, nell’intervallo del cinema. E il lunedì mattina siamo già stanchi.
 
Al catalogo delle piccole ossessioni vanno aggiunte nuove voci e sono per la maggior parte digitali. Sharon Begley nel libro “Non riesco a farne a meno – La Scienza dietro le nostre ossessioni” – in uscita ad Ottobre – spiega come gli impulsi a compiere determinate azioni oggi passino tutti attraverso lo smartphone, che diventa come una coperta di Linus che assorbe la paura di essere dimenticati o di perderci qualcosa.
 
La tecnologia ha decisamente amplificato l’ansia, l’emozione che sta alla base dei gesti compulsivi. Quante volte nelle ultime due ore avete controllato le notifiche dei social? A quante conversazioni su whatsapp avete risposto negli ultimi 30 minuti?
 
Controllare, rispondere in tempo reale non sono altro che compulsioni e “sono una risposta a questo stato d’animo perchè forniscono l’illusione di tenere sotto controllo almeno una parte della propria vita – spiega la dott.ssa Stefania Ortensi – Ma a differenza di ciò che accade nelle compulsioni tradizionali, in cui l’attenzione è rivolta verso l’esterno (spegnere il gas, riordinare i cassetti in modo maniacale), la tecnologia e il web hanno spostato il bisogno di controllo verso noi stessi”.
 
Essere sempre sotto i riflettori però amplifica l’ansia da prestazione e il bisogno di essere perfetti e aggiornati, ingigantendo anche l’illusione di non poter mai incorrere in imprevisti sia nella percezione che gli altri hanno di noi, sia nel rapporto con il mondo esterno.
 
E’ un processo irreversibile? Forse no, possiamo imparare a governarlo mettendo in atto una strategia semplice in tre mosse:
 
1 – Stabilisci una fascia oraria in cui smettere di rispondere alle mail.
Essere reperibili 24ore al giorno ci fa sentire efficienti e infallibili e spegnere il telefono all’inizio sarà fonte di ansia, ma ti accorgerai che il tuo valore non dipende dalla tua reperibilità.
 
2 – Trova da solo la soluzione
Prova a farcela da solo senza chiedere a google, senza controllare le mappe. Chiedi informazioni alle altre persone, fai affidamento alla tua memoria e al tuo senso dell’orietamento. Questo mettarà in moto un meccanismo che ci fa sentire capaci, aumentando la nostra self-efficacy.
 
3 – Decidi con chi vuoi comunicare
Una comunicazione è più efficace se è mirata. Postare su facebook un contenuto aperto tutti non ci garantisce di essere ricordati o desiderati, potrebbe anzi non essere nemmeno notato nell’immenso traffico di informazioni del social network. Prima di pubblicare una foto o un messaggio, scegli prima a chi dedicarlo.
 
 
L’articolo è tratto dall’intervista di Barbara Gabbrielli a Stefania Ortensi, pubblicata sul numero 40 della rivista Starbene

Stop all’ansia da rientro!

Si chiama post-vacation-blues e ne soffre il 40% degli italiani. Come uscirne con le tecniche di mental training.

Leggi di più

Si chiama post-vacation-blues e ne soffre il 40% degli italiani. Come uscirne con le tecniche di mental training?

La post vacation blues o sindrome da rientro di solito inizia a farsi sentire durante gli ultimi giorni di ferie, per poi esplodere una volta tornati alle vecchie routine. Malinconia e sensazione di non aver avuto abbastanza tempo per noi si amplificano: eccessiva spossatezza, difficoltà di concentrazione e apatia, irritabilità sono i sintomi più frequenti della depressione da fine vacanza.

“La sindrome da rientro è legata alla difficoltà di accettare la fine della vacanza, che rappresenta la perdita del tempo e dello spazio per se stessi, una sorta di lutto da elaborare” spiega la dott.ssa Stefania Ortensi, psicologa dello sport e del benessere.

Ma niente paura, questa situazione di malessere e rimpianto continuo può essere curata in autonomia, a partire già dagli ultimi giorni di ferie. Possiamo disintossicarci dall’ansia da routine adottando alcuni accorgimenti mutuati dalle tecniche di mental training più utilizzate dagli atleti professionisti!

1. Performance Profile
Le ferie ci offrono l’occasione d’oro di avere del tempo per noi.
Così come gli atleti compilano il Performance Profile, noi possiamo redigere una sorta di bilancio di competenze, riflettendo con serenità su ciò che non ci soddisfa e su ciò che invece più amiamo della nostra quotidianità.

2. Goal Setting
Il secondo passo è pianificare nuovi obiettivi per la nostra “stagione agonistica”: un desiderio o un progetto da realizzare, qualcosa di nuovo da imparare una volta rientrati. Piccoli goal che ci stimoleranno a riprendere con più energia.

3. Dare importanza al recupero
Come è ben noto, una parte fondamentale della preparazione degli atleti è l’allenamento fisico, ma spesso ci si dimentica che i tempi di recupero tra una seduta e l’altra rivestono un’importanza pari se non maggiore. Il nostro consiglio quindi è di non gettarsi a capofitto nella vita di prima, ma di conservare spazi programmati di relax e momenti da dedicare se stessi: sarà come vivere delle microvacanze!

4. Visualizzazione
Nei momenti più duri, quando siamo demotivati, irritati e privi di energie, la nostra esperta consiglia di utilizzare la visualizzazione del posto sicuro. Consiste nel richiamare alla mente i luoghi delle vacanze che più ci sono piaciuti, per rievocare le sensazioni di benessere che abbiamo vissuto. Mentalmente attingeremo agli effetti benefici di quei momenti e terremo lontano ansia e stress.

Leggi l’articolo correlato uscito su Starbene n°35:


Tecniche di Mental Training applicate… alle ferie!

I segreti dello sport agonistico ci vengono in aiuto anche per progettare le nostre vacanze, in modo da ottenere il massimo e tornare a casa carichi di energie.

Leggi di più

I segreti e le tecniche di preparazione degli atleti agonisti ci sono di ispirazione in molti ambiti della vita quotidiana. Possiamo trarne vantaggio anche per programmare le nostre ferie in modo da ottimizzare al massimo rendimento e benefici del periodo più atteso dell’anno.

La vacanze sono il traguardo ambito dell’estate, le identifichiamo spesso come l’unico rimedio a stress e stanchezza accumulati durante l’anno. Ed in parte è vero. Come spiega Stefania Ortensi, psicologa dello sport: “le ferie sono una risorsa importante per il nostro benessere perchè ci consentono un cambiamento di ritmo che stimola e rigenera“. Attenzione allora a non sottovalutarle o improvvisarle, si rischia di trasformarle in fonte di ansia e delusione.

Se vogliamo ottenere il massimo dalle nostre vacanze, possiamo fare ricorso ad alcune tecniche che utilizzano gli sportivi agonisti. Parliamo per esempio di Goal Setting, la pianificazione degli obiettivi che ci vogliamo prefiggere per il nostro periodo di stacco.
Quali caratteristiche devono avere? Per prima cosa devono essere realistici e realizzabili in tempi ragionevoli. La cosa migliore è prendere carta e penna e fare una lista di ciò che vorreste vedere e di attività che vorreste fare: ink it, don’t think it! Vi aiuterà non disperdere energie mentali inseguendo un ideale di vacanza irrealizzabile.

Nei percorsi di Mental Training insegnamo agli atleti a rimanere nel Qui ed Ora, a concentrare cioè tutta la loro attenzione nel momento presente, per evitare di rimanere ancorati per esempio ad un errore appena commesso, oppure al contrario di correre troppo avanti con il pensiero, disperdendo energie mentali in pensieri astratti.

Come può tornare utile per un turista in partenza questo accorgimento?
Il 72% degli Italiani si rende reperibile anche in ferie, ma ogni mail, ogni telefonata ci riportano in ufficio o ci fanno fare un balzo in avanti verso il momento del rientro, minando lo stato di benessere e tranquillità appena raggiunto. Se proprio non ne potete fare a meno, riservate alle questioni lavorative un momento circostanziato della giornata.
I viaggi ci conducono in luoghi sconosciuti e avere una meta da esplorare ci porta a fantasticare e proiettare desideri sulla novità. Per evitare l’ansia tipica di quando si esce dalla propria zona di comfort è utile dare importanza a ogni attimo, ogni angolo, ogni volto nuovo. E’ ciò che rende unica una vacanza e terrà inoltre alla larga lo stress da rientro!

Scarica l’intervista qui:


Come nasce lo Sport Outdoor Training®

A partire dagli evidenti parallelismi sport-azienda e affrontando il problema del rendimento lavorativo secondo la metafora della performance sportiva, si aprono nuove prospettive formative.

Leggi di più

Analogamente a quanto accade nello sport, la competizione nel mondo aziendale si è fatta sempre più accesa, puntando su valori quali la centralità del cliente, l’eccellenza del prodotto/servizio, l’innovazione continua e, soprattutto, il valore e la motivazione delle risorse umane interne, integrate in un gruppo di lavoro affiatato e determinato. In altre parole, un team vincente.

La preparazione mentale, che rappresenta un supporto e un completamento indispensabile nella preparazione tecnico-atletica dello sportivo di alto livello, oggi può essere applicata nello sviluppo, nel potenziamento e nell’ottimizzazione delle capacità psicologico-cognitive fondamentali nel top-management. Il risultato consiste nel cambiare il modo di pensare delle persone su ciò che è desiderabile, possibile e necessario.

Da qui la nascita dei moduli di Sport Outdoor Training come mezzo di comprensione e di risoluzione delle problematiche aziendali: una metodologia formativa innovativa, che guida il cliente nella sperimentazione su campo di attività sportive e che, grazie ad un forte coinvolgimento fisico, cognitivo ed emozionale, favorisce il raggiungimento di specifici obiettivi aziendali.
Nelle sessioni di Sport Outdoor Training, infatti, i manager hanno la possibilità di sperimentare situazioni sportive che rimandano facilmente a situazioni vissute in ambito professionale. In questo modo, le competenze apprese sul campo vengono traslate al contesto lavorativo.

La variegata offerta di diverse discipline sportive proposte dallo Sport Outdoor Training è un’occasione per scoprire abilità nascoste, ritrovare il piacere del lavoro in team e di valori come collaborazione e coesione.

Nella costruzione del percorso formativo Skilldynamics si pone come partner e non come semplice fornitore, rispettando le esigenze aziendali specifiche.
Una filosofia che consente di tramutare ciò che era passivo ed unidirezionale in attivo e reciproco, passando dalla correzione dei punti deboli alla valorizzazione dei punti di forza, dall’apprendimento di contenuti all’apprendimento di metodi, dalla centralità del formatore a quella dell’utente.


Tutti al traguardo!

Cala il sipario sul 23° Master Psicosport.

Leggi di più

Cala il sipario sul 23° Master Psicosport.
Un percorso formativo intenso e ricco di contenuti per i nostri nuovi aspiranti colleghi psicologi dello sport, a cui auguriamo di poter seguire fin da subito le proprie passioni e di poter dare una nuova forma alla propria vita professionale.
Ma è stata un’esperienza di crescita importante anche per il nostro Team Psicosport, che ha consolidato una rete davvero prolifica di nuove idee, nuovi modelli applicativi e ha posto le basi di alcuni progetti che stanno rapidamente vedendo la luce.
Quindi grazie ragazzi, grazie Team e grazie a tutti i docenti e i testimonial intervenuti in aula, che sono stati parte della nostra super squadra. Ci vediamo al 24° Master!


Sport, Alimentazione e Valore del Team
Martedì 31 Gennaio 2017

I nostri professionisti al servizio del mondo sportivo: una serata per parlare di temi importanti

Leggi di più

Appuntamento con i professionisti del Team Psicosport per parlare di alimentazione sportiva e di come si costruisce una squadra vincente.
L’incontro di Martedì 31 gennaio è organizzato da Asd Luino Volley con il supporto di Ethicom e Associati, ed è aperto su invito agli atleti e alle società del territorio.

Presso la palestra delle scuole medie di Germignaga, a partire dalle ore 19:00 Elena Casiraghi introdurrà gli atleti all’alimentazione ottimale per il benessere e la performance sportiva. A seguire, con Lilli Ferri e Roberta Lecchi, si scoprirà come costruire un team vincente: leadership, rispetto dei ruoli e comunicazione come basi per l’evoluzione ottimale del gruppo in squadra.

L’invito è rivolto anche ai genitori degli atleti e agli allenatori, figure chiave nella crescita sportiva dei ragazzi.

L’appuntamento da non perdere è dunque in calendario per il giorno 31 gennaio dalle ore 18.45 presso la palestra di via Ai Ronchi a Germignaga. Ingresso libero.

Scarica la locandina dell’evento.


Lo sport dei ragazzi, istruzioni per l’uso
Martedì 25 Ottobre 2016

Quali sono i vantaggi che lo Sport apporta nella crescita dei ragazzi? Una serata per scoprirlo.

Leggi di più

Quale occasione migliore per scoprire quanti vantaggi apporta lo Sport alla crescita dei ragazzi?

A scuola e nella vita quotidiana chi ha praticato un’attività sportiva ha una marcia più. Il 25 Ottobre insieme alla dott.ssa Roberta Lecchi del Team Psicosport e alle Società Sportive di A.S.S.Legnano parleremo di come Allenatori, Dirigenti e Genitori possano lavorare insieme per costruire un ambiente sano e stimolante, non solo per i giovani atleti, ma per tutti gli attori della realtà sportiva giovanile.

Ci sarà inoltre ampio spazio per conoscere gli strumenti e le tecniche del Mental Training: quando sono utili, come si applicano, come aiutano la prestazione in campo.

DOVE: ASSL, via Mons.Girardelli 10, Legnano(MI)
QUANDO: 25 ottobre 2016, ore 20.30
CHI: Team Psicopsort, Atleti, Allenatori, Dirigenti
INGRESSO LIBERO

Locandina


ISTDP: l’alleato che non ti aspetti
Venerdì 14 Ottobre 2016

Due incontri per conoscere il metodo ISTDP – intensive short-term dynamic psychotherapy

Leggi di più

L’ISTDP – Intensive Short-Term Dynamic Psychotherapy è la forma di psicoterapia sviluppata da H.Davanloo della Mc.Gill University di Montreal a partire dagli anni ‘70. Rappresenta un’evoluzione dei modelli psicodinamici tradizionali, finalizzata all’accelerazione del percorso terapeutico attraverso un uso attivo dei fondamentali concetti psicoanalitici di Ansia, Difesa ed Impulso.

 

Saranno due gli appuntamenti per conoscere il metodo ISTDP:
DOVE: Milano, via Leopardi 2
QUANDO: 14 ottobre e 25 novembre, ore 19.

Durante gli incontri (INGRESSO LIBERO con registrazione) verranno presentate parti di una terapia breve che utilizza l’ansia come strumento di diagnosi e sblocco mostrando l’efficacia della Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve (ISTDP). Verrà presentato inoltre il programma 2016-2017 del MASTER SPAI in Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve.
Gli incontri saranno tenuti dal dott. Leone Baruh, punto di riferimento in Italia nel campo delle psicoterapie brevi, direttore del Educational Commitee della IEDTA (l’associazione internazionale che raggruppa le più importanti Terapie Dinamico Esperienziali) e unico italiano nel consiglio direttivo (www.iedta.com).


NEW! Biofeedback applicato allo sport – Corso di specializzazione
Giovedì 09 Giugno 2016

La scienza al servizio degli atleti? Ecco un appuntamento da non perdere per chi vuole fare dello sport una professione: Biofeedback applicato allo sport, workshop di taglio pratico-esperienziale finalizzato a trasmettere le competenze necessarie all’utilizzo in ambito sportivo del Biofeedback, uno dei più efficaci e innovativi approcci terapeutici e di miglioramento della prestazione. PROGRAMMA Il […]

Leggi di più

La scienza al servizio degli atleti? Ecco un appuntamento da non perdere per chi vuole fare dello sport una professione: Biofeedback applicato allo sport, workshop di taglio pratico-esperienziale finalizzato a trasmettere le competenze necessarie all’utilizzo in ambito sportivo del Biofeedback, uno dei più efficaci e innovativi approcci terapeutici e di miglioramento della prestazione.
PROGRAMMA
Il programma del corso si articola in 12 ore di lezione e prevede momenti di apprendimento attraverso l’esperienza diretta, con la strumentazione messa a disposizione da Righetto srl., al fine di sperimentare i segnali psicofisiologici e le procedure di intervento. L’esperienza è guidata e assistita dal docente e dal tecnico fornitore. Il corso include il materiale didattico e scientifico.

INFO
Il corso è a numero chiuso e verrà attivato al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Gli iscritti avranno la possibilità di noleggiare o acquistare con agevolazioni il sistema più adatto alle esigenze individuali.
Agevolazioni sul costo di iscrizione al Corso per gli ex allievi del Master in Psicologia dello Sport.

Il corso fornisce le basi per poter accedere ai diversi livelli di qualificazione in linea con i criteri di certificazione della BFE- Biofeedback Federation of Europe.

QUANDO
9-10 Giugno 2016

DOVE
MILANO, QUANTA Village – via Assietta 19

CHI
psicologi, psicoterapeuti, psicologi dello sport, neuropsicologi, psicofisiologi

DOCENTE RESPONSABILE
Dott. Guido Bresolin: Psicologo dello sport,  responsabile del centro PERFORMIND
Docente presso il Master in Psicologia dello Sport di  PSICOSPORT e del C.I.S.S.P.A.T di Padova, con pluriennale esperienza nel campo di biofeedback applicato allo sport. Ha partecipato a numerosi workshop e convegni internazionali della Biofeedback Foundation of Europe  (BFE).

Scarica la locandina del corso


Ragazzi in crescita: uno sport a misura di teenagers
Venerdì 20 Maggio 2016

Ciclo di incontri in-formativi sulla tematica Sport e Adolescenza.

Leggi di più

Sporteen: in gioco per loro è un progetto in-formativo dedicato agli operatori in campo educativo e formativo in campo sportivo e culturale con gli adolescenti.

Il ciclo di incontri è voluto da Coop. Energicamente, con APD Sport+ e la Coop. Dire, Fare, Giocare, nell’ambito del Progetto «Sporteen» realizzato con il contributo di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, con il Patrocinio delle Amministrazioni Comunali della Valle Olona.

Il Team Psicosport condurrà il secondo incontro, dal titolo: RAGAZZI IN CRESCITA – UNO SPORT A MISURA DI TEENAGERS.

RELATORI: Roberta Lecchi, psicologa dello sport e Lilli Ferri, partner psicosport

DOVE: Sala Conferenze Centro Civico Polivalente – Piazza Soldini, Castellanza.

QUANDO: 7 giugno, ore 21.

INFO: psicosport@psicosport.it – 0331411984

INGRESSO LIBERO

Scarica la Locandina


Scuola Calcio Magenta colpisce… di testa!
Giovedì 26 Maggio 2016

La Scuola Calcio Magenta si rinnova e … colpisce di testa siglando la Partnership Psicosport.

Leggi di più

La Scuola Calcio Magenta si rinnova e … colpisce di testa siglando la Partnership Psicosport.
Primo step della collaborazione sarà l’appuntamento del 26 Maggio 2016: una serata dedicata a genitori, allenatori, dirigenti sui fondamenti della preparazione mentale.

Relatore della serata sarà Flavio Nascimbene, psicologo dello sport e psicoterapeuta, professore a contratto presso l’Università Cattolica di Milano, Coordinatore del progetto di Psicologia dello sport dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia e docente di presso i Corsi UEFA B della FiGC Lombardia.

Durante l’incontro parlermo di:
-Motivazioni e Aspettative
-Gestione della gara
-Sport e Autostima
-Sport e Scuola
-Relazione Genitori/Allenatori

DOVE: Sala Consiliare di via Fornaroli 30, Magenta – MI

QUANDO: 26 Maggio ore 20.30

INFO: psicosport@psicosport.it  – 0331 411984

Scarica il poster dell’evento

>>>SEI INTERESSATO A CONOSCERE OPPORTUNITA’ E VANTAGGI DELLA PARTNERSHIP PSICOSPORT? SCRIVICI O CHIAMA LA NOSTRA SEGRETERIA